Mondiali 2026, allarme virus per la Norvegia: spunta l'incubo influenza prima del quarto con l'Inghilterra
Focolaio di influenza nel ritiro della Norvegia a pochi giorni dal quarto di finale del Mondiale 2026 contro l'Inghilterra: tosse e febbre mettono nei guai il ct Solbakken.

Erling Haaland, attaccante norvegese (Shutterstock)
Il sogno mondiale della Norvegia rischia di scontrarsi con un avversario invisibile e quanto mai insidioso. A pochissimi giorni dallo storico quarto di finale del Mondiale 2026 contro l'Inghilterra, in programma sabato sera al Miami Stadium in Florida, la selezione scandinava si ritrova a gestire una vera e propria emergenza sanitaria interna. L'entusiasmo per l'incredibile impresa della scorsa settimana, quando una doppietta del solito Erling Haaland ha permesso di eliminare il blasonato Brasile, è stato bruscamente frenato dalle notizie che giungono dal ritiro. Secondo quanto riportato dalla testata norvegese Dagbladet, all'interno dello spogliatoio l'aria è tesa a causa delle condizioni precarie di diversi elementi della rosa, dando il via a una disperata corsa contro il tempo per rimettere in piedi i giocatori chiave.
Il bollettino medico e i continui spostamenti
I primi campanelli d'allarme erano scattati già nelle scorse settimane, ma la situazione sembra essersi diffusa progressivamente. La stella del Crystal Palace, Jorgen Strand Larsen, era stata costretta a saltare l'allenamento prima del debutto mondiale contro l'Iraq, finendo poi per rimanere in panchina per tutta la partita a causa della febbre. Successivamente, Marcus Holmgren Pedersen – andato a segno nella seconda sfida del girone contro il Senegal – ha dovuto dare forfait e saltare l'intero match contro il Brasile proprio a causa del malanno. Al momento non è stato reso noto il numero esatto dei calciatori contagiati, né l'identità di tutti i colpi da questa ondata di tosse e problemi respiratori, ma il rischio di presentarsi a Miami in condizioni ampiamente deficitarie è concreto.
La spiegazione di Solbakken tra fusi orari e aria condizionata
Il commissario tecnico Stale Solbakken ha cercato di gettare acqua sul fuoco e minimizzare il caso davanti ai media, nonostante lui stesso sia stato visto tossire vistosamente a più riprese durante l'ultima conferenza stampa. Il ct ha voluto attribuire l'origine dei malanni ai massacranti ritmi di viaggio imposti dal calendario del torneo, che ha visto la Norvegia fare continuamente la spola tra Boston, New Jersey e Dallas prima di sbarcare a Miami martedì: "A dire il vero, solo Jorgen ha avuto la febbre alta, anche se qua e là si sentono parecchi colpi di tosse ed escoriazioni respiratorie. D'altronde bisogna fare i conti con l'aria condizionata a palla, i voli continui, i viaggi infiniti e tutto il resto. Siamo un gruppo di oltre cinquanta persone tra giocatori e staff, sarebbe strano se nessuno si ammalasse".
Clima opposto in casa Inghilterra
In Norvegia sono nate anche alcune polemiche in merito ai presunti festeggiamenti eccessivi concessi alla squadra dopo il successo contro il Brasile, ma Solbakken ha smentito l'ipotesi di una totale anarchia, confermando semplicemente di aver dato il permesso ai ragazzi di uscire a godersi la serata. L'Inghilterra di Thomas Tuchel, reduce da un tiratissimo 3-2 contro il Messico, osserva la situazione da una posizione di apparente vantaggio psicofisico, avendo concesso ben due giorni di riposo assoluto ai propri calciatori. I britannici dovranno fare a meno dello squalificato Jarell Quansah (espulso nell'ultimo match) e monitorano il recupero lampo di Reece James, ma la situazione medica della Norvegia rischia di diventare il vero fattore determinante per l'accesso alle semifinali mondiali.