Mondiali 2026, il curioso caso di Haiti: il CT Migné non è mai stato nel Paese che allena
Haiti è ai Mondiali 2026, ma il commissario tecnico Sébastien Migné non ha mai messo piede sull’isola: ecco come ha lavorato a distanza

Tra le protagoniste dei Mondiali 2026 ci sarà anche Haiti. La nazionale caraibica, inserita in un girone tutt’altro che semplice insieme a Brasile, Scozia e Marocco, parte con poche chance di superare la prima fase. Eppure la sola qualificazione rappresenta già un risultato storico per il movimento calcistico del Paese. Dietro questo traguardo si nasconde però una storia particolare, legata al commissario tecnico Sébastien Migné e al suo insolito - ma obbligato - metodo di lavoro.
Chi è Sébastien Migné
A guidare Haiti nella rassegna iridata sarà Sébastien Migné, allenatore francese di 54 anni. Dopo aver costruito la propria esperienza tra le categorie minori di Francia e Inghilterra, Migné si è specializzato nel calcio delle nazionali, accumulando incarichi in diversi Paesi africani, tra cui Congo, Kenya e Guinea. Nel 2024 è arrivata la chiamata di Haiti, una sfida raccolta con successo fino alla conquista della qualificazione mondiale. C’è però un aspetto sorprendente della sua avventura: da quando è stato nominato CT, non è mai stato nel Paese che allena.
Perché non è mai stato ad Haiti
La ragione è legata alla grave situazione di sicurezza che da anni interessa Haiti, soprattutto nella capitale Port-au-Prince. Il Paese è attraversato da una profonda crisi politica e sociale, aggravata dalla crescente influenza delle gang armate e dall’instabilità istituzionale. In questo contesto, i collegamenti internazionali sono fortemente limitati e gran parte delle attività della nazionale è stata organizzata altrove. Dalla firma del contratto ai ritiri, fino alle partite ufficiali, tutto è stato gestito principalmente a Willemstad, capitale di Curaçao, scelta come base operativa per la selezione haitiana.
Un CT a distanza
Per superare le difficoltà logistiche, la federazione haitiana ha consentito a Migné di svolgere gran parte del proprio lavoro da remoto. Attraverso collaboratori presenti sul territorio, il tecnico ha potuto monitorare il campionato locale, mentre lui e il suo staff si sono concentrati soprattutto sulla ricerca e sul coinvolgimento di calciatori di origine haitiana sparsi tra Europa e Nord America. Una strategia che si è rivelata vincente. Il 18 novembre 2025, grazie al successo contro il Nicaragua, Haiti ha conquistato la qualificazione al secondo Mondiale della sua storia. Un risultato dal forte valore simbolico per un Paese che continua a fare i conti con enormi difficoltà, ma che sul campo è riuscito a scrivere una delle pagine più importanti del proprio calcio.