Mondiali 2026, l'impero del calcio: perché la Spagna vince tutto e domina il mondo

Dalla storica doppietta Euro-Mondiale dei ragazzi di De La Fuente ai trionfi femminili: ecco i segreti del modello Spagna, capace di conquistare 16 titoli in 5 anni.

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De la Fuente (ShutterStock)

La Spagna ha concesso il bis, riscrivendo la storia del calcio moderno. A due anni di distanza dal trionfo di Berlino a Euro 2024, la Roja si è laureata campione del mondo superando l'Argentina per 1-0 dopo i tempi supplementari nella finalissima di New Jersey. Un'impresa leggendaria che ricalca lo storico ciclo d'oro del 2008-2010 e che certifica una supremazia globale senza precedenti. La Spagna è infatti diventata la prima nazione nella storia del calcio a detenere contemporaneamente il titolo mondiale sia nel calcio maschile che in quello femminile (dopo il trionfo delle ragazze nel 2023 contro l'Inghilterra), allungando a 38 la striscia di imbattibilità assoluta: il record mai registrato da una nazionale europea o sudamericana.

Una macchina da guerra da 16 titoli in cinque anni

La vittoria contro l'Albiceleste è solo la punta di un iceberg monumentale. Negli ultimi cinque anni, le selezioni spagnole hanno accumulato la spaventosa cifra di 16 titoli internazionali, spaziando dalle categorie Under-17 fino alle prime squadre. Il movimento femminile ha fatto la parte del leone con 11 allori (tra cui il Mondiale 2023, due Nations League e ben cinque Europei Under-19 consecutivi), mentre la controparte maschile ha collezionato 5 trionfi, inclusi l'oro olimpico di Parigi 2024 e l'Europeo Under-19 del 2026. Come spiegato dall'esperto Guillem Balague, si tratta di una "tempesta perfetta" di natura culturale: un'intera nazione calcistica crede fermamente in un unico, identitario metodo di gioco.

Il trionfo silenzioso di Luis de la Fuente

Quando nel dicembre 2022 la federazione scelse Luis de la Fuente per sostituire Luis Enrique dopo la scottante eliminazione in Qatar, l'opinione pubblica parlò di una scommessa ad altissimo rischio. Il tecnico sessantacinquenne, privo di esperienze sulle panchine dei grandi club, ha invece risposto conquistando Nations League, Europeo e Mondiale nel giro di un triennio. Il segreto? La profonda conoscenza dei calciatori, molti dei quali svezzati proprio da lui nelle trafile delle giovanili iberiche, unita a una filosofia improntata sulla calma, sul rispetto reciproco e sulla pazienza. Una fame insaziabile che lo stesso Ct ha riassunto ricordando le parole dei suoi nello spogliatoio: "Mi hanno chiesto cosa sia rimasto da vincere. La risposta è semplice: la prossima partita a settembre".

La rivoluzione del calcio femminile

Il boom della Spagna non è casuale, ma affonda le radici in una profonda ristrutturazione strutturale che ha stravolto in positivo soprattutto il calcio femminile. Se solo dieci anni fa le calciatrici della Roja dovevano autofinanziarsi le trasferte e non disponevano di strutture giovanili dedicate, l'ultimo quinquennio ha visto investimenti massicci. La nascita di Academy d'élite per le ragazze, come la controparte femminile della celebre La Masia del Barcellona, ha innalzato il livello tecnico e tattico delle atlete, trasformando la nazionale in una superpotenza globale capace di imporsi nelle finali a più alta pressione psicologica.

Il futuro è già qui: la linea verde non si ferma

Ciò che spaventa maggiormente gli avversari è che questo dominio sembra destinato a durare a lungo. Nella finale di New Jersey contro l'Argentina, la Spagna è scesa in campo schierando contemporaneamente due titolari diciannovenni, Lamine Yamal e Pau Cubarsí: un primato assoluto per l'atto conclusivo di un Mondiale. Yamal è diventato inoltre il terzo giocatore più giovane di sempre a disputare una finale planetaria, subito dietro a leggende del calibro di Pelé e Giuseppe Bergomi. Con talenti di questa caratura già decisivi tra i grandi e stelle del firmamento femminile come Salma Paralluelo e Vicky López, la catena di montaggio del calcio spagnolo promette di sfornare campioni inesauribili, blindando una filosofia di gioco che, come ammesso dall'ex portiere inglese Joe Hart, "al momento nessuno al mondo ha dimostrato di poter scalfire".