Mondiali 2026, catastrofe tattica ad Atlanta: il fortino difensivo di Tuchel costa all'Inghilterra la finale

Sotto accusa le scelte ultra-difensive di Thomas Tuchel nella semifinale dei Mondiali 2026. L'Inghilterra crolla nel finale contro l'Argentina e i commentatori non perdonano il CT.

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Thomas Tuchel ct della nazionale inglese (ShutterStock)

Il sogno dell'Inghilterra di raggiungere la prima finale mondiale maschile dal 1966 si è infranto all'84° minuto sul prato dell'Atlanta Stadium. In vantaggio per 1-0 grazie alla firma di Anthony Gordon al 55', la nazionale dei Tre Leoni sembrava in totale controllo della semifinale contro i campioni in carica dell'Argentina. Poi, il blackout. Nel giro di sette minuti, Enzo Fernández e Lautaro Martínez (entrambi assistiti da Lionel Messi) hanno ribaltato il punteggio sul 2-1. A finire sul banco degli imputati è l'atteggiamento ultra-difensivo ordinato da Thomas Tuchel: dal momento del vantaggio fino al secondo gol subito, l'Inghilterra ha registrato un misero 12% di possesso palla, rinunciando totalmente a giocare e consegnando il pallino del gioco agli avversari.

Sostituzioni sotto accusa: "Una catastrofe tattica"

Le scelte strategiche del commissario tecnico tedesco hanno sollevato una pioggia di critiche da parte di ex leggende del calcio inglese. Al 72', Tuchel ha sostituito l'autore del gol Gordon per inserire il difensore Ezri Konsa, passando a una linea a cinque. Dieci minuti più tardi, ha blindato ulteriormente il fortino inserendo Dan Burn e Nico O'Reilly. Solo in pieno recupero, a frittata ormai fatta, ha gettato nella mischia gli attaccanti Marcus Rashford e Ivan Toney.

"Ci siamo sgretolati. Tutto è cominciato dalle decisioni del manager. Siamo stati troppo passivi. Contro i campioni del mondo non puoi cavartela così." — Wayne Rooney ai microfoni della BBC

Ancora più duro è stato l'ex attaccante Chris Sutton, che ha definito la gestione della gara "una catastrofe tattica da parte di Thomas Tuchel", sottolineando l'assurdità di barricarsi in difesa per oltre mezz'ora contro una squadra della qualità dell'Argentina.

Il fantasma del passato e il paragone con Southgate

Per i tifosi inglesi la sconfitta evoca i fantasmi del passato, dalle storiche delusioni del 1986 e del 1998 fino alle più recenti gestioni di Gareth Southgate, spesso criticato per la tendenza a "chiudere bottega" troppo presto nei match decisivi dopo essere passato in vantaggio. L'ex portiere della nazionale Joe Hart ha evidenziato come l'Argentina, a differenza di nazionali come Norvegia o Messico battute nei turni precedenti, non abbia mostrato il minimo segno di panico: "Hanno capito che potevano liberare indisturbati Messi tra le linee e hanno letteralmente travolto l'Inghilterra". Persino il portiere argentino Emiliano Martínez ha espresso stupore per la metamorfosi inglese: "A volte, quando stai vincendo, devi continuare ad attaccare. Loro hanno cambiato piano di gioco inserendo solo difensori".

Tuchel si difende: "Nessun rimpianto"

Nonostante il processo mediatico sia già iniziato, Thomas Tuchel ha difeso strenuamente le proprie scelte nel post-partita, respingendo le accuse di aver rovinato la gara con cambi troppo rinunciatari:

La difesa del CT: "Non ho rimpianti. Il passaggio alla difesa a cinque serviva a chiudere i varchi perché eravamo diventati troppo passivi già prima delle sostituzioni. Subito dopo il nostro gol abbiamo concesso troppi cross e troppe occasioni, ho solo cercato di aiutare la squadra."

La responsabilità: "La responsabilità è sempre dell'allenatore, ed è facile dire che è stato un errore quando le cose vanno male. Siamo arrivati vicinissimi alla finale, ma ora non è il momento di fare un bilancio dell'intero torneo."

Se l'Inghilterra ha mostrato innegabili progressi rispetto ai quarti di finale del 2022, resta l'amaro in bocca per non aver saputo gestire il momento decisivo. Per Tuchel e i suoi ragazzi l'appuntamento con il riscatto è rimandato a sabato per la finale del terzo posto contro la Francia, ma il dibattito sulle sue scelte tattiche è destinato a durare a lungo.