Arbeloa si presenta al Fulham: "Voglio portarli al livello successivo"
Álvaro Arbeloa si presenta come nuovo allenatore del Fulham: l'ex Real Madrid punta in alto a Craven Cottage, ispirandosi a Mourinho e Ancelotti.

Álvaro Arbeloa, nuovo tecnico del Fulham (Shutterstock)
La Premier League accoglie un volto ben noto del calcio internazionale nella sua nuova veste. Álvaro Arbeloa, fresco di nomina come nuovo allenatore del Fulham, ha concesso la sua prima intervista ufficiale ai microfoni dell'agenzia Best of You Sports. L'ex difensore del Real Madrid e della nazionale spagnola ha espresso tutto il suo entusiasmo e l'orgoglio per questa prestigiosa avventura a Craven Cottage: "Sono estremamente felice e orgoglioso di essere qui. Per me è un onore immenso guidare un club storico come il Fulham, che ha tutto il necessario per fare il salto di qualità e raggiungere il livello successivo". Il tecnico quarantatreenne ha firmato un contratto triennale che lo legherà ai londinesi fino al 30 giugno 2029.
Costruire il futuro: la scelta di sposare il progetto dei Cottagers
A spingere Arbeloa ad accettare l'offerta della proprietà guidata da Shahid e Tony Khan è stata soprattutto la solidità e la lungimiranza dei piani societari. "Ciò che mi ha attratto di più è stata l'opportunità di costruire qualcosa di importante", ha spiegato il tecnico spagnolo. Nei colloqui avuti con la dirigenza durante il mese di giugno, l'ex Real Madrid ha percepito "un'ambizione genuina, onestà e un profondo desiderio di miglioramento". Elementi che, uniti al calore dei tifosi di Londra e al fascino immortale di Craven Cottage, lo hanno convinto a raccogliere l'eredità pesante di Marco Silva, volato a Lisbona sulla panchina del Benfica.
Ispirarsi ai migliori per plasmare un'identità vincente
Nel corso della sua straordinaria carriera da calciatore, Arbeloa ha avuto il privilegio di lavorare sotto la guida di alcuni dei più grandi maestri della storia del calcio moderno. Nomi del calibro di José Mourinho, Carlo Ancelotti, Zinedine Zidane, Rafa Benítez, Manuel Pellegrini, Vicente del Bosque e Luis Aragonés hanno inevitabilmente lasciato un'impronta indelebile nella sua visione del gioco: "Ho avuto una fortuna immensa. Erano tutti allenatori profondamente diversi tra loro, a dimostrazione del fatto che non esiste un unico modo di esercitare la leadership. Ma per fare questo mestiere, devi essere prima di tutto un leader".
Risultati sì, ma con la giusta mentalità
Nonostante le illustri influenze del passato, l'allenatore spagnolo intende proporre una filosofia calcistica del tutto personale, votata all'attacco, all'aggressività e alla valorizzazione dei giovani talenti dell'Academy. Una proposta di gioco in cui l'atteggiamento mentale farà sempre la differenza: "Sappiamo bene che nel calcio i risultati sono fondamentali, soprattutto per chi siede in panchina. Tuttavia, sono convinto che l'atteggiamento sia l'aspetto più importante di tutti. Non contano le circostanze: bisogna lottare fino all'ultimo secondo. Questa è la mentalità che pretendo di vedere in campo in ogni singola partita".