Bonjour Gloire: il ricordo del 1998 e la missione della Francia per il 2026
Mentre mancano due mesi ai Mondiali 2026, riviviamo il leggendario trionfo della Francia nel 1998. Dalla consacrazione di Zidane al mistero di Ronaldo, la storia del primo titolo dei Bleus.

La maglia di Zidane indossata in finale nel 1998 (Shutterstock)
Il 1998 non fu solo l'anno del Mondiale francese; era un'epoca dominata dal Britpop, dalle Spice Girls e dai primi telefoni cellulari che iniziavano a cambiare la quotidianità. Sul piano sportivo, l'edizione di Francia '98 segnò una svolta epocale con l'allargamento del torneo a 32 nazioni. Fu l'occasione per vedere il debutto di realtà come il Sudafrica, la Giamaica e soprattutto la Croazia, capace di stupire il mondo intero arrivando fino alla semifinale. Mentre l'Inghilterra di Glenn Hoddle viveva il dramma dell'esclusione di Paul Gascoigne, i padroni di casa costruivano mattoncino dopo mattoncino la loro ascesa verso l'Olimpo del calcio.
Eroi, villain e il mistero della finale
Il torneo fu costellato di momenti iconici: dal gol capolavoro del diciottenne Michael Owen contro l'Argentina all'espulsione di David Beckham, trasformato in poche ore da idolo a nemico pubblico numero uno in patria. Ma il vero dramma si consumò il giorno della finale allo Stade de France. Il mondo rimase col fiato sospeso per il "giallo" legato a Ronaldo: il Fenomeno, colto da un malore poche ore prima del match, fu inizialmente escluso dalla formazione ufficiale, per poi rientrare in campo in condizioni visibilmente precarie. Quella fragilità del Brasile spianò la strada alla consacrazione di Zinedine Zidane, che con due colpi di testa portò la Francia sul tetto del mondo per la prima volta nella sua storia.
L'eredità di un successo multiculturale
Oltre al risultato sportivo, Francia '98 lasciò un'eredità culturale profonda. Fu il Mondiale della "Francia Black-Blanc-Beur", simbolo di un'integrazione possibile attraverso lo sport. Giocatori come Lilian Thuram e lo stesso Zidane divennero icone nazionali, mentre nazioni come l'Iran e la Croazia dimostrarono che il divario con le grandi potenze si stava assottigliando. Oggi, con il Mondiale 2026 alle porte, la squadra di Didier Deschamps punta a ricalcare quelle orme. Con un organico che vanta una profondità tecnica impressionante, i Bleus sognano di riportare la coppa a Parigi, celebrando un legame con la vittoria che è iniziato proprio in quella magica notte parigina di ventotto anni fa.