Senegal, fisico e talento: l'Africa che vuole arrivare in fondo
Il Senegal di Pape Thiaw arriva al Mondiale 2026 con esperienza e talento: Mané, Jackson e Sarr trascinano i Leoni della Teranga verso un sogno storico

Tifosi Senegal - Shutterstock
C'è un'Africa che ai Mondiali non vuole più limitarsi a partecipare, ma pretende di lasciare il segno. E il Senegal, da almeno un decennio, è il miglior interprete di questa nuova ambizione continentale. I Leoni della Teranga arrivano all'edizione 2026 con la consapevolezza di chi ha già scritto pagine importanti — la storica vittoria sulla Francia campione del mondo nel debutto del 2002, l'AFCON conquistato nel 2021, gli ottavi raggiunti in Qatar — e con la fame di chi sente che il momento giusto per il salto definitivo potrebbe essere arrivato. Una squadra costruita su un asse solido di esperienza e talento giovane, fisicamente devastante, tecnicamente sopraffina, capace di alternare verticalità e palleggio. Non più una sorpresa, ma una candidata seria a complicare i piani delle grandi favorite.
Una qualificazione da imbattuti
Il percorso di avvicinamento al Mondiale racconta di una nazionale che ha attraversato le qualificazioni africane con autorevolezza e personalità. Il Senegal di Pape Thiaw ha chiuso al primo posto il proprio girone con 24 punti in dieci partite, senza perdere nemmeno una volta. I numeri offensivi e difensivi parlano di un dominio quasi totale: 22 reti realizzate e appena 3 subite, un saldo che pochi gruppi al mondo possono vantare nelle rispettive aree continentali.
Il momento spartiacque dell'intera campagna è arrivato a settembre, contro la Repubblica Democratica del Congo. Sotto 2-0 dopo appena mezz'ora, la squadra ha rivelato il proprio carattere: prima il pareggio firmato da Pape Gueye e Nicolas Jackson, poi il guizzo decisivo di Pape Matar Sarr all'87°. Una rimonta che ha avuto il valore di un manifesto, perché contro un avversario diretto come il Congo — poi secondo a quota 22 e destinato ai play-off — il Senegal ha mostrato quella capacità di reazione che è il vero spartiacque tra le buone squadre e quelle che ambiscono in alto. Una qualificazione, in sintesi, che funziona come biglietto da visita: solidità sistemica, profondità di rosa, mentalità da grande nazionale.
Pape Thiaw, l'erede di Cissé al primo grande esame
Il commissario tecnico è la novità più rilevante di questo ciclo. Aliou Cissé, l'uomo dell'AFCON 2021 e di quasi un decennio in panchina, ha lasciato l'incarico nel 2024. Al suo posto è arrivato Pape Thiaw, ex internazionale senegalese con un passato da giocatore nei massimi campionati di Spagna, Francia e Svizzera. Un curriculum tecnico costruito sul campo, in contesti diversi, che gli ha lasciato in eredità una sensibilità tattica plurale.
Thiaw non è arrivato sulla panchina della prima squadra dal nulla: nel 2022 aveva già vinto il Campionato Africano delle Nazioni con la selezione "A" del Senegal, competizione riservata ai calciatori militanti nei campionati nazionali. Un titolo che testimonia la sua capacità di organizzare un gruppo e portarlo al successo, e che ha pesato nella scelta della federazione. A 44 anni, l'allenatore ha gestito le qualificazioni mondiali senza inciampi, dimostrando di saper amministrare uno spogliatoio di stelle e di accompagnare l'inserimento dei giovani. La prova del nove, però, è alle porte: l'AFCON in programma a dicembre rappresenta il primo grande banco di prova in un torneo di alto profilo, prima ancora che inizi la corsa mondiale vera e propria.
La probabile formazione: tridente devastante e regista offensivo
Sul piano tattico, Thiaw è un pragmatico flessibile: alterna 4-3-3 e 4-2-3-1 a seconda dell'avversario, mantenendo però costante l'identità offensiva della squadra. Tra i pali, la sicurezza è garantita da Édouard Mendy, due stagioni vincenti al Chelsea alle spalle e un'esperienza internazionale che continua a fare la differenza. Davanti a lui, il reparto arretrato è guidato dal capitano Kalidou Koulibaly, riferimento difensivo e morale di tutto il gruppo.
A centrocampo il punto di riferimento è Pape Matar Sarr del Tottenham, schierato spesso da trequartista in posizione defilata. Il suo marchio di fabbrica sono gli inserimenti tardivi in area, una caratteristica che lo rende una mina vagante per qualsiasi difesa. Davanti, il tridente è semplicemente uno dei più temibili del Mondiale: Sadio Mané, Iliman Ndiaye e Nicolas Jackson. Tre attaccanti versatili, capaci di interscambiarsi posizione, ambidestri, fisicamente prepotenti. Una linea offensiva che mette in crisi qualsiasi reparto arretrato, sia attraverso il palleggio nello stretto sia in transizione.
La forza del Senegal, però, sta anche nella profondità della panchina. Lamine Camara, centrocampista del Monaco e Player of the Tournament dell'Under 20 africano del 2023, rappresenta il futuro immediato. E poi c'è la qualità di una rosa che, complessivamente, non teme confronti con quella di nessuna delle prime otto teste di serie del torneo.
Le reali ambizioni: il quarto di finale e oltre
Sul piano delle ambizioni, il Senegal parte con un'asticella alta ma realistica. La storia mondiale dei Leoni della Teranga si appoggia ancora a quel memorabile quarto di finale del 2002, quando la nazionale all'esordio assoluto eliminò la Francia campione in carica. Ventiquattro anni dopo, l'obiettivo dichiarato è quantomeno replicare quel risultato, possibilmente migliorandolo.
Il decennio recente offre indizi incoraggianti. Anche l'eliminazione al girone nel 2018 fu causata da un dettaglio crudele — stessi punti e stessa differenza reti del Giappone, passato per il minor numero di cartellini gialli — non da un'inferiorità tecnica. In Qatar, gli ottavi furono raggiunti con autorevolezza prima del 3-0 incassato dall'Inghilterra. L'unica vera battuta d'arresto recente è stato il sorprendente ko all'AFCON 2023 contro la Costa d'Avorio padrona di casa, peraltro poi vincitrice del torneo: un episodio isolato dentro un cammino di assoluta continuità.
Mané, Mendy e Koulibaly stanno chiudendo le rispettive carriere in Arabia Saudita, ma restano centrali nell'economia tecnica e umana del gruppo. Mané, in particolare, è ancora la stella indiscutibile: cinque gol nelle qualificazioni mondiali confermano che il talento dell'ex Liverpool e Bayern Monaco è intatto. Accanto ai veterani, però, sta crescendo una generazione che ha già imparato a giocarsi le partite che contano. È questa miscela tra esperienza e gioventù, tra fisicità africana e tecnica europea, a rendere il Senegal una delle nazionali più temibili dell'intero tabellone. Non un outsider, ma una squadra che può davvero arrivare in fondo.