14/03/26, 15:43
Guerra diplomatica per i Mondiali 2026: scontro totale tra Trump e l'Iran
Tensione altissima tra USA e Iran a pochi mesi dai Mondiali 2026. Donald Trump mette in dubbio la sicurezza degli iraniani, mentre Teheran chiede l'esclusione degli Stati Uniti.

Trump con Infantino (Shutterstock)
Il clima intorno ai Mondiali 2026 si fa sempre più incandescente, trasformando l'evento sportivo in un terreno di scontro geopolitico senza precedenti. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha recentemente acceso la miccia dichiarando sui social media che non sarebbe "appropriato" per l'Iran partecipare al torneo per motivi legati alla "loro stessa incolumità e sicurezza". Sebbene Trump avesse inizialmente dato il benvenuto formale alla nazionale iraniana, le sue ultime esternazioni riflettono la gravissima crisi in atto dopo i raid aerei su Teheran. La risposta dell'Iran non si è fatta attendere: attraverso i propri canali ufficiali, il governo di Teheran ha ribaltato l'accusa, sostenendo che dovrebbero essere proprio gli Stati Uniti a rinunciare al ruolo di co-organizzatori, essendo incapaci di garantire la sicurezza necessaria alle squadre partecipanti.
Tra minacce di boicottaggio e accuse incrociate
La partecipazione dell'Iran, inserito nel gruppo con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, è in bilico da quando il conflitto in Medio Oriente ha raggiunto livelli critici. Il Ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donyamali, ha definito il governo statunitense "corrotto" a seguito dell'uccisione del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, affermando che "in nessun caso esistono le condizioni per partecipare". Nonostante queste parole pesanti, la federazione iraniana non ha ancora ufficializzato il ritiro, rivendicando con forza il diritto conquistato sul campo grazie a una qualificazione ottenuta "con autorità". La linea di Teheran è chiara: la FIFA è l'unica organizzatrice e nessun singolo Paese, tantomeno il Paese ospitante, può arrogarsi il diritto di escludere una nazione qualificata.
Il dilemma della FIFA e il nodo sicurezza
Mentre il presidente della FIFA, Gianni Infantino, cerca disperatamente di mantenere il calcio al di fuori delle dinamiche belliche, la realtà dei fatti parla di uno spazio aereo mediorientale paralizzato e di una tensione che investe direttamente le città americane che dovrebbero ospitare le partite, come Los Angeles e Seattle. Se l'Iran dovesse effettivamente ritirarsi — segnando la fine di una striscia di quattro partecipazioni consecutive — la FIFA avrebbe il compito discrezionale di nominare un sostituto, ma il regolamento non specifica criteri univoci in situazioni di tale gravità politica. Resta l'incognita su come il comitato organizzatore riuscirà a gestire un evento che, nelle intenzioni, doveva essere una festa globale e che oggi rischia di diventare il simbolo di una frattura mondiale insanabile.