Barcellona, parla Araujo: "Ho accumulato troppo e sono esploso, ma la mente va allenata"
Ronald Araujo si confessa a MARCA dopo una stagione tra trionfi e stop per la salute mentale. Il capitano del Barça analizza la Liga e la sua rinascita.

Ronald Araujo, capitano del Barcellona (Shutterstock)
Ronald Araujo ha vissuto un'annata dai due volti, segnata sia da grandi gioie sportive che da profonde sfide personali. Da un lato, il difensore uruguaiano ha assaporato l'onore di alzare al cielo il trofeo della Liga e della Supercopa di Spagna indossando la fascia di capitano del Barcellona. Dall'altro, ha dovuto affrontare un momento estremamente delicato che lo ha costretto a fermarsi per prendersi cura della propria salute mentale. In un'intervista esclusiva rilasciata a MARCA, il centrale classe 1999 ha ripercorso le tappe di questa scelta coraggiosa, definendola senza mezzi termini come una delle migliori decisioni mai prese in tutta la sua vita.
Il trionfo in Liga e la forza del Camp Nou
Nel tracciare il bilancio della stagione, Araujo ha promosso a pieni voti il cammino dei blaugrana, evidenziando come la conquista della Supercopa contro i rivali storici del Real Madrid e la vittoria del campionato siano il frutto di un lavoro straordinario. A suo avviso, la chiave del successo in Liga è stata la straordinaria continuità di rendimento, specialmente tra le mura amiche dello Spotify Camp Nou, dove la squadra ha fatto bottino pieno conquistando 19 vittorie su 19 incontri disponibili. Nonostante l'amarezza per le eliminazioni in Champions League e in Copa del Rey subite per mano dell'Atlético Madrid – per le quali il capitano ha preferito non cercare alibi nei direttori di gara – il centrale si dice convinto che il gruppo, essendo molto giovane, sia destinato a crescere e a vincere presto anche in Europa.
Le origini umili e la svolta nel ruolo
Diventare il leader del Barcellona a soli 27 anni rappresenta un privilegio immenso per Araujo, soprattutto se si guarda indietro alle sue origini in Uruguay. Il difensore ha ricordato i sacrifici della sua infanzia trascorsa tra Rentistas e Boston River, segnata da difficoltà economiche persino nel reperire il cibo e da momenti in cui i genitori si privavano del necessario per non far mancare nulla ai figli. Il salto verso l'Europa è stato un autentico colpo di scena: arrivato a Madrid senza conoscere la destinazione finale, ha scelto il Barcellona B rifiutando offerte economicamente più vantaggiose di club di prima divisione perché credeva fortemente nelle proprie capacità. Anche il suo ruolo attuale è frutto del destino: nato calcisticamente come attaccante, fu un allenatore ai tempi del debutto professionistico a spostarlo al centro della difesa durante un allenamento, predicendogli che arretrando il raggio d'azione sarebbe diventato un calciatore di livello mondiale.
Il crollo emotivo, la rinascita e il futuro blindato
Il punto di svolta a livello personale è arrivato durante un match di Champions contro il Chelsea. In quell'occasione, un'infrazione ingenua costata un cartellino ha fatto capire ad Araujo che la sua testa non stava funzionando lucidamente. Il difensore ha confessato di aver accumulato e taciuto problemi per troppo tempo, fino a esplodere e a non riuscire più a essere felice né sul campo né all'interno delle mura domestiche come marito e padre. Da lì la decisione di chiedere aiuto alla dirigenza (con Deco in prima fila), a mister Flick e ai compagni, i quali hanno reagito con totale rispetto e affetto. Oggi il centrale si definisce una persona nuova, capace di relativizzare le pressioni e pronto a godersi i suoi anni migliori in Catalogna, avendo da poco rinnovato il proprio contratto con i blaugrana fino al 2031. Un legame solido che non tremerà nemmeno in vista dei prossimi Mondiali, dove l'Uruguay sfiderà proprio la Spagna in un girone che si preannuncia caldissimo.