Arsenal-PSG, amarcord Arteta: quando divideva la stanza con Ronaldinho e ha imparato a difendere
Alla vigilia della finale di Champions League contro il PSG, emergono i dettagli sui trascorsi parigini di Mikel Arteta in camera con Ronaldinho. Un'esperienza che ha plasmato il suo genio tattico.
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Arteta, tecnico dell'Arsenal (Shutterstock)
La finale di Champions League a Budapest contro il Paris Saint-Germain non rappresenta soltanto la partita più importante della carriera da allenatore di Mikel Arteta, ma anche un suggestivo ritorno al passato. Il tecnico dell'Arsenal, oggi quarantaquattrenne, vanta infatti un legame profondo con il club francese, avendo vissuto a Parigi un'esperienza di 18 mesi in prestito quando era soltanto un adolescente. All'età di 18 anni, l'allora centrocampista lasciò la Masia del Barcellona per trasferirsi all'ombra della Torre Eiffel, collezionando 52 presenze e 5 reti in due stagioni. Fu proprio in quel periodo che Arteta si ritrovò a condividere la stanza con un compagno di squadra decisamente fuori dal comune: il ventunenne Ronaldinho, già noto per il suo immenso talento e per la sua vita notturna movimentata.
Come Ronaldinho ha insegnato ad Arteta l'arte della difesa
L'ironia di questa convivenza balza subito all'occhio se si confronta la reputazione festaiola e lo stile di gioco gioioso del fuoriclasse brasiliano con la solidità difensiva e i rigidi regimi di allenamento imposti oggi da Arteta all'Arsenal. Eppure, la traiettoria tattica del tecnico dei Gunners è nata proprio da quel contrasto. In quel PSG, Arteta agiva davanti alla difesa insieme a Edouard Cissé, coprendo le spalle a due elementi di pura fantasia come Jay-Jay Okocha e lo stesso Ronaldinho. Poiché il duo d'attacco non era certo propenso al sacrificio, Arteta e Cissé dovevano farsi carico di "tutta la fase difensiva". Quell'infinito lavoro di copertura e la costante ricerca di equilibrio per arginare l'estro dei propri compagni hanno gettato le basi del credo calcistico di Arteta, trasformando i suoi trascorsi parigini nel momento esatto in cui ha capito di voler diventare un allenatore.
Il fattore Gabriel Heinze nello staff dell'Arsenal
Arteta non è l'unico ex membro di quel Paris Saint-Germain a guidare la retroguardia dell'Arsenal. La scorsa estate, nello staff tecnico dei londinesi è entrato a far parte anche Gabriel Heinze, ex difensore argentino e grande amico di Arteta sin dai tempi della loro comune esperienza in Francia. Nonostante i quattro anni di differenza, i due strinsero un legame fortissimo a Parigi, frequentandosi regolarmente con le rispettive famiglie anche fuori dal campo. Descritti da ex compagni di squadra come individui estremamente intensi e passionali, Arteta e Heinze hanno trasferito questa mentalità nella cura della fase difensiva dei Gunners. Grazie agli studi approfonditi di Heinze e alla sua organizzazione della linea arretrata, l'Arsenal si presenta alla finale avendo subito appena sei reti in tutta la campagna europea di questa stagione.
L'incrocio del destino con Luis Enrique
La sfida di Budapest è anche una questione di destini che si incrociano, in particolare con l'allenatore sulla panchina del PSG, Luis Enrique. Se nel 2001 Arteta fu costretto a lasciare il Barcellona per trasferirsi a Parigi, la colpa fu in gran parte proprio di Luis Enrique, che all'epoca sbarrava la strada al giovane Mikel in prima squadra insieme a mostri sacri come Pep Guardiola, Phillip Cocu e Ivan de la Peña. A distanza di venticinque anni, la storia si chiude in un cerchio perfetto: Arteta ha l'opportunità di sfruttare tutto il bagaglio di conoscenze accumulate in Francia - dove vinse anche una Coppa Intertoto nel 2001 - per battere il suo vecchio compagno di club e impedirgli di conquistare la seconda Champions League consecutiva alla guida dei parigini.